Il tempo del suono. Onde

Il tempo del suono. Onde 

carboncino su carta, 200 x 810 cm, Cairn centre d’art, Digne les-Bains, Francia, 2018

Traduzione in forma visiva del suono delle onde del mare in tempo reale.  In spiaggia di fronte alle onde, seduta su di uno sgabellino portatile, premo sulla carta il carboncino in modo più o meno forte, più o meno a lungo, cercando la sincronia completa tra suono dell’onda e mano. Il susseguirsi di suoni sempre uguali e sempre diversi imprime il segno, passando attraverso la mano che diviene mero strumento, una sorta di sismografo che trascrive il tracciato sonoro. E’ un esercizio di attenzione e di ricerca di una (inarrivabile) oggettività meccanica.

 

 

Traduzione in forma visiva del suono delle onde del mare in tempo reale.  In spiaggia di fronte alle onde, seduta su di uno sgabellino portatile, premo sulla carta il carboncino in modo più o meno forte, più o meno a lungo, cercando la sincronia completa tra suono dell’onda e mano. Il susseguirsi di suoni sempre uguali e sempre diversi imprime il segno, passando attraverso la mano che diviene mero strumento, una sorta di sismografo che trascrive il tracciato sonoro. E’ un esercizio di attenzione e di ricerca di una (inarrivabile) oggettività meccanica.

Ciò che mi interessa è la tensione verso l’oggettivazione, il tendere verso, lo sforzo di svuotamento dal sé per arrivare ad essere cassa di risonanza. Non è l’oggettività raggiunta (se mai fosse possibile) che mi interessa quanto la tensione verso. Trattandosi di una trascrizione utilizzo semplici fogli rigati, tipici della notazione, che riempio uno dopo l’altro, a ritmo costante, onda dopo onda, suono dopo suono. Il principio della variazione (non esistono due suoni di onda uguali) diviene sempre più evidente grazie al crescere dei fogli. La dimensione dell’opera è variabile, adattabile al luogo, ma è indispensabile che sia sufficientemente grande per poter esprimere il principio dell’unicità dell’evento che si ripete sempre uguale sempre diverso. A questo proposito mi piace riportare un breve testo di Leibniz tratto da Nuovi Saggi sull’intelletto umano, scritto nei primi anni del Settecento.

Ora, per chiarire ancor meglio cosa intendo per piccole percezioni che non potremmo distinguere nel loro insieme, sono solito servirmi dell’esempio del mugghio o rumore del mare dal quale si è colpiti quando si è sulla spiaggia. Per udire questo rumore per come lo si ode, bisogna bene che se ne odano le parti che compongono il tutto, cioè il rumore di ciascuna onda, per quanto ciascuno di questi piccoli rumori non si faccia sentire che nell’insieme confuso di tutti gli altri, e che neppure si avvertirebbe se l’onda che lo producesse fosse sola: occorre infatti essere colpiti un poco dal movimento di quest’onda e che si abbia una qualche percezione di ciascuno di tali rumori, per piccoli che siano; altrimenti non si avrebbe quella di centomila onde, poiché centomila nulla non riescono a produrre alcunché”.

 

Il tempo del suono. Onde2019-01-23T09:20:50+00:00

Domande. Teste calve che custodiscono il suono della voce materna

Opera sonora, durata 8’39”, 2016

      1. domande. Teste calve che custodiscono il suono della voce materna - sartori

 Selezione di  frasi  interrogative pronunciate da Ingrid Bergman doppiata dalla voce di Lydia Simoneschi intervallate da lunghi silenzi e lievi rumori di interni casalinghi. Il sotto titolo “Teste calve custodiscono il suono della voce materna” riprende un verso di Wallace Stevens tratto dalla poesia “The woman that had more babies than that”

 Selezione di  frasi  interrogative pronunciate da Ingrid Bergman doppiata dalla voce di Lydia Simoneschi intervallate da lunghi silenzi e lievi rumori di interni casalinghi. Il sotto titolo “Teste calve custodiscono il suono della voce materna” riprende un verso di Wallace Stevens tratto dalla poesia “The woman that had more babies than that”

 

(…) Diventano vecchi rianimati da una voce materna

Bambini, vecchi e filosofi,

Teste calve che custodiscono il suono della voce materna.

L’io è un chiostro pieno del rumore dei ricordi

E di rumori da tanto tempo dimenticati, come quella voce,

A cui ritornano dopo averla scordata. L’io

Scopre il suono di una voce che lo raddoppia

In immagini di desiderio, in figure che parlano,

In idee che gli vengono sotto forma di parole.

Vecchi e filosofi sono assaliti da questa

Voce materna, luce nella notte (…)

Da The woman that had more Babies than that di Wallace Stevens

6 aprile 2017 lettera di Guido Barbieri, critico musicale, musicologo, drammaturgo. (RAI Radio 1, Radio 3, Consulente editoriale della Fondazione Musica per Roma per la musica contemporanea, direttore artistico della Società Aquilana dei Concerti “B:Barettelli”,  ha realizzato cinque dei venti volumi della “Grande Storia della Musica Classica” pubblicata dall’Editoriale “La Repubblica”, ecc. ecc.)

Cara Meri, ho appena ascoltato le tue due opere sonore, il tuo “dittico maternale”, e ne sono ancora un po’ turbato. I versi di Mariangela, nella tua “visione”, sono diventati così freddi da diventare incandescenti. Una specie di fusione gelida che li rende appuntiti come una stalattite. Il V-Effekt fa ancora miracoli, evidentemente: anche se la tua “tecnica di straniamento” porta all’esatto opposto, ossia ad una formidabile pietas, ad un’empatia quasi insostenibile. Stavo per cedere al pianto: mi ha salvato la compressione temporale dovuta all’eliminazione delle pause… Ed è poi geniale – lo dico senza alcun intento laudatorio – il metodo che hai seguito: la lettura a rovescio e per di più affidata ad una lettrice non italofona. Mi vengono in mente i canoni retrogradi dei compositori fiamminghi, sai, quelli che ha usato anche Bach nell’Offerta Musicale e nell’Arte della Fuga: un certo soggetto tematico, anche se viene letto al contrario, mantiene una perfetta discorsività e si combina senza alcun attrito con quello che viene letto seguendo invece il modo retto… Miracoli del contrappunto poetico…, in questo caso…

Mi ha incantato anche il procedimento contrario che hai adottato per il lavoro sulla voce di Ingrid: lì abolizione, qui espansione a dismisura delle pause. Per paradosso l’effetto è simile: anche gli interrogativi lasciati in sospeso creano un distanziamento, una oggettivazione del materiale sonoro che a contatto con i rumori domestici sembra diventare algido, lontano, inafferrabile: puro fenomeno, privo di cuore. E anche in questo caso, pensando al procedimento e a ciò che mi hai detto su tua madre, ci si ritrova immersi in una strana, misteriosa empatia “cardiaca”: della quale si intravede appena, in lontananza, appunto, l’identità… Scusami il disordine dei pensieri, ma li butto giù così, senz’ordine e controllo…

Mi sta assalendo una tentazione: vedo che il catalogo delle tue opere sonore ormai ha raggiunto una certa entità. Quantitativa e qualitativa. Potremmo pensare, allora, ad un incontro radiofonico sui temi e i modi della tua ricerca sonora? Utilizzando naturalmente i materiali che non richiedono l’ausilio della visione? In agosto mi sparo il mio canonico mesetto a Radio 3 Suite (dall’anno scorso ho ripreso a fare un po’ di radio…) : potrebbe essere l’occasione per un ragionamento comune…

Domande. Teste calve che custodiscono il suono della voce materna2018-12-22T18:43:08+00:00

Preghiera a sua madre perché muoia

 

 

      1. Preghiera a sua madre perché muoia - Mariangela Gualtieri

 

 

progetto sonoro di Mariateresa Sartori

2016

voce  Juliane Koenig

 

 

Preghiera a sua madre perché muoia di Mariangela Gualtieri
è tratta da Le giovani parole (Einaudi 2015) per concessione dell’autrice.

 

 

la poesia di Mariangela Gualtieri, Preghiera a sua madre perché muoia, dal contenuto emotivamente insostenibile, viene letta con particolari accorgimenti e indicazioni da una interprete che ignora la lingua italiana. L’intento è di slegare la comprensione di un testo intenso e struggente da qualsiasi aspetto legato all’emotività individuale, ma il risultato, seppur straniante alle orecchie dell’ascoltatore, inaspettatamente non spegne la tensione emotiva che accompagna l’opera.

RADIO RAI TRE per il programma Stanze d’artista a cura di Guido Barbieri 30 minuti dedicati ai lavori sonori di Mariateresa Sartori, 17 agosto 2017

      2. RADIO RAI TRE Sartori 3

6 aprile 2017 lettera di Guido Barbieri, critico musicale, musicologo, drammaturgo. (RAI Radio 1, Radio 3, Consulente editoriale della Fondazione Musica per Roma per la musica contemporanea, direttore artistico della Società Aquilana dei Concerti “B:Barettelli”, critico musicale del quotidiano La Repubblica, ha realizzato cinque dei venti volumi della “Grande Storia della Musica Classica” pubblicata dall’Editoriale “La Repubblica”. ecc. ecc.)

Cara Meri, ho appena ascoltato le tue due opere sonore, il tuo “dittico maternale”, e ne sono ancora un po’ turbato. I versi di Mariangela, nella tua “visione”, sono diventati così freddi da diventare incandescenti. Una specie di fusione gelida che li rende appuntiti come una stalattite. Il V-Effekt fa ancora miracoli, evidentemente: anche se la tua “tecnica di straniamento” porta all’esatto opposto, ossia ad una formidabile pietas, ad un’empatia quasi insostenibile. Stavo per cedere al pianto: mi ha salvato la compressione temporale dovuta all’eliminazione delle pause… Ed è poi geniale – lo dico senza alcun intento laudatorio – il metodo che hai seguito: la lettura a rovescio e per di più affidata ad una lettrice non italofona. Mi vengono in mente i canoni retrogradi dei compositori fiamminghi, sai, quelli che ha usato anche Bach nell’Offerta Musicale e nell’Arte della Fuga: un certo soggetto tematico, anche se viene letto al contrario, mantiene una perfetta discorsività e si combina senza alcun attrito con quello che viene letto seguendo invece il modo retto… Miracoli del contrappunto poetico…, in questo caso… 

Mi ha incantato anche il procedimento contrario che hai adottato per il lavoro sulla voce di Ingrid: lì abolizione, qui espansione a dismisura delle pause. Per paradosso l’effetto è simile: anche gli interrogativi lasciati in sospeso creano un distanziamento, una oggettivazione del materiale sonoro che a contatto con i rumori domestici sembra diventare algido, lontano, inafferrabile: puro fenomeno, privo di cuore. E anche in questo caso, pensando al procedimento e a ciò che mi hai detto su tua madre, ci si ritrova immersi in una strana, misteriosa empatia “cardiaca”: della quale si intravede appena, in lontananza, appunto, l’identità… Scusami il disordine dei pensieri, ma li butto giù così, senz’ordine e controllo…
Mi sta assalendo una tentazione: vedo che il catalogo delle tue opere sonore ormai ha raggiunto una certa entità. Quantitativa e qualitativa. Potremmo pensare, allora, ad un incontro radiofonico sui temi e i modi della tua ricerca sonora? Utilizzando naturalmente i materiali che non richiedono l’ausilio della visione? In agosto mi sparo il mio canonico mesetto a Radio 3 Suite (dall’anno scorso ho ripreso a fare un po’ di radio…) : potrebbe essere l’occasione per un ragionamento comune…

 

Viana Conti,  Litania per una vita spezzata, In: Arte e perturbante. Die Kunst und das Unheimliche. Delfino&Enrile Editori 2017

Litania straniata per una vita di donna che si sta spegnendo, Preghiera a sua madre perché muoia, è una poesia di Mariangela Gualtieri, tratta dalla raccolta Le giovani parole, Einaudi editore, 2015, che Mariateresa Sartori trascrive in progetto sonoro, nel 2016, per concessione dell’autrice. La scrittura della pagina si estranea semanticamente nella lettura di Juliane Koenig che recita, incespicando, insistendo, ripetendo a volte, un nastro di parole senza pause, con accentuazioni incongrue eppure metricamente perfette; sono parole in cui dolore e colore, canto e pianto, si avvertono subliminalmente. Questa poesia, dispensata nell’oltrepassamento del pensiero doloroso della morte, diventa una filastrocca infantile, una giaculatoria che, mentre sottrae pathos recitando meccanicamente una frase dopo l’altra, lascia filtrare, davanti ad un corpo materno ormai leggero, disincarnato, un’onda ineffabile di empatia. Un’implorazione scaturita dal profondo della psiche di un soggetto femminile, di una figlia confrontata con la morte imminente della madre, cerca, nell’alterazione vocale del senso della lingua e della risonanza della parola poetica, una forma di esternazione pulsionale del dolore trasformato in colore, natura, bellezza, musica, ritmo, danza. Se su un versante questa apatia espressiva sembra raccontare solo se stessa, su un altro versante lascia percepire a chi ascolta come Mariateresa Sartori esprime la continuità della presenza di chi scompare solo uscendo dal cerchio luminoso dell’apparire, come direbbe Emanuele Severino: eterno come un sole dopo il tramonto.

recensione di Niccolò Lucarelli su Artribune, novembre 2016

recensione di Emanuela Zanon su Juliet, gennaio 2017 

Su RADIO RAI TRE Per Stanze d’artista a cura di Guido Barbieri, 30 minuti dedicati ai miei lavori sonori

      3. RADIO RAI TRE Sartori 3
Preghiera a sua madre perché muoia2017-10-21T15:21:13+00:00

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